Bonus casa 2026, il governo riscrive le regole: addio Superbonus, chi resta e cosa si riduce

Bonus casa 2026, il governo riscrive le regole: addio Superbonus, chi resta e cosa si riduce

Stefano Orlandi

Novembre 5, 2025

Cantieri, pratiche e contatori: nelle strade delle città e nei condomini si percepisce già la sensazione di un cambio di passo. Con la nuova manovra il quadro degli incentivi edilizi prende una forma più definita: il governo ha deciso di stabilizzare le regole per il prossimo anno e di ridurre progressivamente i maxi‑sostegni che nei fatti hanno trasformato il mercato. Dopo la bollinatura della Ragioneria di Stato e l’approvazione del testo in Consiglio dei ministri, la Legge di bilancio 2026 disegna una transizione verso meccanismi più tradizionali, bilanciando la necessità di contenere la spesa pubblica con l’esigenza di non bloccare gli interventi su milioni di case. Il Superbonus resta nell’immaginario collettivo, ma nella pratica si avvia a una chiusura per la maggior parte dei contribuenti; il governo sottolinea che il peso sulle casse sarebbe insostenibile, con cifre che la premier ha ricordato come significative. Un dettaglio che molti sottovalutano: nella vita quotidiana dei condomini il passaggio interessa tempi di approvazione, garanzie bancarie e la capacità delle imprese di assorbire la domanda residua. Questa prima parte della manovra mira a mettere ordine, non a cancellare del tutto gli incentivi, e lo fa mantenendo fino alla fine dell’anno fiscale successivo le aliquote oggi in vigore.

Un riassetto graduale: cosa cambia per le aliquote e per i benefici

Il tratto principale della nuova disciplina è la continuità per il 2026: i principali incentivi rimangono attivi con le attuali percentuali, ma con un calendario di riduzioni già definito. Per le opere di ristrutturazione l’orientamento è chiaro: la detrazione Irpef del 50% resta per chi interviene sulla prima casa se l’immobile è di proprietà o in usufrutto, mentre per le altre abitazioni la percentuale confermata è del 36%. Il passo successivo è programmato per il 2027, quando gli scaglioni scenderanno a 36% per l’abitazione principale e a 30% per gli altri immobili. Si tratta di una stretta graduale pensata per non bloccare il mercato immobiliare, ma per contenere l’impatto sul bilancio pubblico.

Bonus casa 2026, il governo riscrive le regole: addio Superbonus, chi resta e cosa si riduce
Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la differenza tra progetto presentato e lavori effettivamente iniziati. – casecasa.it

Le stesse aliquote valgono anche per il ecobonus e per il sismabonus, che continuano a sostenere interventi di efficientamento e sicurezza sismica in zone classificate a rischio. Nel dettaglio rientrano misure come l’installazione di pompe di calore, pannelli solari, infissi e cappotti termici, oltre agli interventi antisismici nelle aree di rischio 1, 2 e 3. Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno è la maggiore attenzione alla bolletta energetica: molti proprietari valutano gli interventi anche in funzione del risparmio sul lungo periodo. Le spese ammissibili restano detraibili in dieci rate annuali di pari importo e permangono i requisiti tecnici già previsti dalle norme vigenti.

Meccanismi pratici, esclusioni e le scelte sul futuro

Sul versante operativo la manovra reintroduce un approccio più tradizionale: per le ristrutturazioni rimane valida la regola del bonifico parlante collegato a fattura intestata al contribuente, mentre per l’ecobonus è richiesta la comunicazione all’ENEA. A differenza del periodo dei maxi‑incentivi, però, la norma limita l’uso di strumenti finanziari: non sono più previsti lo sconto in fattura né la cessione del credito, se non per le operazioni già autorizzate da banche o soggetti accreditati entro le scadenze precedenti. Il governo spinge dunque per un ritorno a un sistema in cui il bonus è un incentivo fiscale diretto, non un meccanismo di mercato finanziario.

Altri elementi concreti: il bonus mobili ed elettrodomestici resta confermato per il 2026 con una detrazione del 50% fino a un tetto massimo di 5.000 euro, ma è vincolato all’avvio di interventi di ristrutturazione a partire dal 1° gennaio 2025. Gli elettrodomestici devono rispettare classi energetiche elevate per rientrare nel beneficio. Al contrario, il bonus barriere architettoniche al 75% non è prorogato e scadrà, lasciando però spazio al fatto che molte opere (ascensori, adeguamento di bagni e scale) possono essere finanziate con il bonus ristrutturazioni se connesse a lavori di manutenzione straordinaria. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la differenza tra progetto presentato e lavori effettivamente iniziati: per alcune misure rimangono finestre temporali molto precise, come la limitata proroga per alcune aree terremotate del Centro Italia, valida solo per pratiche presentate entro determinate date.

Guardando oltre, salvo modifiche legislative, dal 1° gennaio 2027 le detrazioni saranno ridotte e l’attenzione pubblica si sposterà verso efficienza energetica e rigenerazione urbana. Il mercato si prepara quindi a una fase di assestamento, con imprese e amministrazioni locali chiamate a rivedere piani e priorità: una tendenza che molti italiani stanno già osservando nei cantieri delle proprie città.