Negli sportelli delle banche e nelle chat tra chi ha un mutuo, la comunicazione di Francoforte è suonata come un segnale di stabilità: la Banca centrale europea ha mantenuto i tassi invariati, con il tasso sui depositi al 2%, il tasso principale al 2,15% e il tasso marginale al 2,40%. Per chi guarda la propria rata mensile questa scelta ha un effetto concreto: il costo del denaro resta stabile e, di conseguenza, anche le condizioni dei mutui non subiscono scossoni immediati. È una decisione che segue una serie di otto riduzioni intervenute nel corso degli ultimi mesi, e che indica la volontà di Francoforte di consolidare i progressi nel controllo dell’inflazione. Un dettaglio che molti sottovalutano è che queste decisioni non sono mai definitive: la Bce ha parlato di un atteggiamento di attesa attiva, valutando i dati macroeconomici prima di qualsiasi nuova mossa.
Tassi fermi, cosa cambia per chi ha già un mutuo
Per chi ha un mutuo a tasso fisso la scelta della Bce non altera le rate contrattuali: la quota da pagare rimane la stessa per tutta la durata pattuita, a prescindere dalle oscillazioni del mercato. Questo principio di base è il motivo per cui molti titolari di mutui fissi mantengono la calma quando si parla di decisioni monetarie a Francoforte. Se il tasso sottoscritto è inferiore al 2,5%, gli esperti suggeriscono spesso di non intervenire: restare fermi può essere la scelta più sensata, soprattutto quando si considera che le spese di estinzione anticipata o di rinegoziazione possono annullare parte del beneficio.

Allo stesso tempo, chi paga un tasso fisso superiore al 4% potrebbe trovare vantaggiosa la strada della surroga o della rinegoziazione: negli ultimi tempi le banche hanno riproposto offerte con Taeg complessivi inferiori al 3%, e le operazioni di trasferimento del mutuo sono generalmente gratuite. Il risultato pratico è che una surroga ben condotta può abbassare la rata di 100-150 euro al mese, a seconda del capitale residuo e della durata rimasta. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la differenza che questi risparmi possono fare sul bilancio familiare, soprattutto se si sommano ad altre spese fisse.
Infine, va ricordato che l’Euribor a tre mesi, che influenza i prodotti variabili, si mantiene attorno al 2%, mentre l’Irs a 20 anni — parametro di riferimento per i fissi — si aggira sui 2,9%. Questi numeri rendono più chiaro il quadro per chi deve valutare se rimanere con il contratto esistente o cercare condizioni migliori sul mercato.
Mutuo fisso o variabile: quando conviene bloccare il tasso
La scelta tra tasso fisso e variabile resta una questione di equilibrio tra rischio e certezza. Sul mercato dei nuovi mutui il tasso medio varia tra il 2,7% e il 3,3%, a seconda della formula scelta; per esempio, un’ipotesi comune vede un mutuo da 180.000 euro a 20 anni con un tasso variabile intorno al 2,7% e un fisso vicino al 3,3%. La differenza si traduce in una variazione della rata di circa 50 euro al mese, un importo che molti preferiscono pagare per ottenere la tranquillità di una rata costante nel tempo. È un elemento che in questi mesi ha spinto oltre il 90% dei nuovi contratti in Italia verso il fisso.
Un altro fattore da considerare è la possibile evoluzione dei tassi: alcuni analisti ritengono plausibile un nuovo taglio entro la fine dell’anno se l’inflazione dovesse continuare a rallentare, mentre la Bce mantiene una posizione prudente e dati-dipendente. Per questo motivo, chi ha necessità di sottoscrivere un mutuo nel corso dell’anno potrebbe valutare l’opportunità di bloccare un tasso fisso attorno al 3% per assicurarsi una rata prevedibile, evitando il rischio di aumenti futuri del costo del denaro. Un fenomeno che in molte città italiane è già visibile è la ripresa delle offerte competitive da parte delle banche per attirare clienti in cerca di rifinanziamento.
Un dettaglio pratico: la finestra per chi decide di cambiare condizioni o sottoscrivere un nuovo mutuo è sensibile alle fluttuazioni dell’Irs, che nell’ultimo semestre ha mostrato una lieve risalita ma rimane su livelli storicamente contenuti. Per chi preferisce la certezza di una pianificazione finanziaria a lungo termine, il fisso offre una protezione immediata; per chi può assorbire qualche oscillazione e punta a risparmiare sul breve termine, il variabile rimane un’opzione da valutare con attenzione. In entrambi i casi, parlare con un consulente indipendente o con il proprio intermediario può mettere in luce costi nascosti e opportunità reali.
