Non ho trasferito la residenza entro 18 mesi: ecco cosa mi è successo con la prima casa

Non ho trasferito la residenza entro 18 mesi: ecco cosa mi è successo con la prima casa

Stefano Orlandi

Novembre 10, 2025

Hai firmato l’atto, hai ottenuto l’agevolazione e immagini già il trasloco: poi la realtà complica i piani e il cambio di carta d’identità resta sospeso. Succede spesso: chi compra con il beneficio “prima casa” può trovarsi nell’imbarazzo di non riuscire a trasferire la residenza nel comune dell’immobile entro il termine previsto. Il risultato non è solo un disguido burocratico, ma l’apertura di una procedura fiscale che può costare. Lo chiarisce la rubrica fiscale e la prassi amministrativa: non esiste una rinuncia libera alle agevolazioni, ma esistono strade per regolarizzare la posizione prima che scada il termine. Un dettaglio che molti sottovalutano è proprio il ruolo dell’atto di acquisto, dove l’impegno a stabilire la residenza nei successivi 18 mesi diventa vincolante e condiziona la sorte del beneficio fiscale.

Che cosa prevede la norma e quando scatta la perdita dell’agevolazione

La normativa che dà forma pratica all’agevolazione prima casa richiede, tra i requisiti, che l’immobile sia ubicato nel comune in cui l’acquirente «ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza». In sostanza, oltre al possesso dei requisiti al momento dell’acquisto, la legge impone un impegno formale: la dichiarazione resa nell’atto di compravendita. Per valutare il rispetto del requisito, la prassi amministrativa (tra l’altro ribadita nella Circolare AE 38/2005) considera la data della dichiarazione anagrafica come momento del trasferimento effettivo.

Non ho trasferito la residenza entro 18 mesi: ecco cosa mi è successo con la prima casa
Mano firma un documento, mano tiene in trasparenza sagoma di casa. Simboleggia l’acquisto di una proprietà. – casecasa.it

La conseguenza è netta: se dopo 18 mesi dall’atto non è avvenuto il trasferimento, si determina la decadenza dall’agevolazione. L’Agenzia delle Entrate ricorda che la perdita diventa effettiva alla scadenza del diciottesimo mese; fino a quel momento il contribuente è ancora nei termini per adempiere all’impegno. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è che la semplice intenzione non basta: serve la formalità del cambio anagrafico.

Va precisato inoltre che non esiste una disposizione che consenta all’acquirente di rinunciare volontariamente all’agevolazione per evitare la problematica successiva: la giurisprudenza dominante esclude la possibilità di una rinuncia successiva alla dichiarazione resa in atto. Per chi compra, questo significa che la gestione preventiva dell’impegno è fondamentale per evitare conseguenze fiscali.

Come regolarizzare la posizione: le opzioni pratiche e gli effetti fiscali

Quando il trasferimento della residenza si prospetta impossibile prima della scadenza, la legge e la prassi prevedono due strade concrete. Se non sono ancora trascorsi i 18 mesi, l’acquirente può presentare all’ufficio competente una istanza di revoca della dichiarazione resa nell’atto di acquisto e chiedere la riliquidazione dell’imposta. In questo caso l’ufficio ricalcola l’imposta senza applicare le sanzioni, notificando l’avviso di liquidazione comprensivo degli interessi dovuti per il periodo.

Se, al contrario, si lascia decorrere il termine senza trasferire la residenza e senza richiedere la revoca, la situazione evolve in decadenza automatica dall’agevolazione. L’ufficio procede quindi alla riliquidazione dell’atto, notificando l’avviso con imposta, interessi e la sanzione prevista, che può risultare ridotta se il contribuente si avvale del ravvedimento operoso.

La prassi amministrativa richiamata nella risposta ufficiale e nella Risoluzione AE 105/2011 delinea quindi un percorso chiaro: è preferibile agire prima della scadenza per evitare sanzioni. Un piccolo suggerimento pratico che molti dimenticano: conservare copia di tutte le comunicazioni al comune e all’Agenzia delle Entrate può semplificare eventuali verifiche. Alla fine, la questione non è solo tecnica ma concreta: chi non pianifica il trasferimento anagrafico si espone a controlli e costi che spesso superano il vantaggio fiscale iniziale.