Aprire la porta di una casa nuova e trovare scatole ancora da montare è una scena comune: accanto al divano da assemblare c’è però una pratica che può complicare le cose se viene sottovalutata. Cambiare la propria residenza non è solo una formalità: incide su servizi, diritti e sulle procedure amministrative che accompagnano la vita di tutti i giorni. In molte città italiane lo sanno bene chi si trasferisce per lavoro o per l’acquisto della prima casa, e in diversi comuni la digitalizzazione ha cambiato i tempi di attesa. Ecco cosa conta sapere, senza fronzoli, per evitare ritardi e problemi amministrativi.
Che cosa significa cambiare residenza
La residenza è il luogo in cui una persona ha la propria dimora abituale. Non è un concetto puramente anagrafico: determina la scelta del medico di famiglia, l’iscrizione alle liste elettorali, la ricezione di raccomandate o atti giudiziari e, in alcuni casi, la competenza territoriale dei tribunali. Per questo motivo la residenza va dichiarata all’Ufficio Anagrafe del comune dove si intende vivere.

È utile distinguere subito tre termini che spesso vengono confusi. Per domicilio si intende il luogo in cui una persona svolge i propri affari e interessi: può essere diverso dalla residenza. La dimora invece indica una permanenza temporanea. Un esempio pratico: una persona può avere la residenza in una città del Sud e il domicilio dove lavora nel Nord, senza cambiare formalmente la residenza.
Un dettaglio che molti sottovalutano è l’impatto pratico: cambiare residenza comporta la revisione di indirizzi per servizi comunali, assicurazioni e forniture. Chi vive in condomini lo nota subito, perché le consegne e le comunicazioni ufficiali seguono l’indirizzo anagrafico. Di conseguenza, prima di procedere conviene valutare a chi spetteranno gli oneri amministrativi nella nuova abitazione.
Come procedere: tempi, documenti e controlli
Il cambio di residenza va presentato al nuovo comune entro 20 giorni dal trasferimento. La pratica si avvia con la dichiarazione di residenza, reperibile sul sito del comune o agli sportelli. Dopo la presentazione, l’ufficio anagrafe deve accogliere la domanda con riserva entro 2 giorni e attivare i controlli che possono durare fino a 45 giorni, termine previsto per verificare la reale abitualità della dimora.
Per chi acquista casa l’obbligo di trasferire la residenza scatta nei 20 giorni successivi al trasferimento. Se si richiedono agevolazioni fiscali per la prima casa, la residenza deve essere trasferita entro 18 mesi dal rogito: è un aspetto spesso decisivo nella scelta dei tempi. Per gli affitti, invece, il trasferimento della residenza non è sempre obbligatorio; anche i proprietari che concedono in locazione l’immobile possono mantenere la residenza altrove.
Dal 2022 è possibile effettuare la procedura online tramite l’ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente). Per accedere al servizio sono necessari SPID, CIE o CNS. Nella procedura online si seleziona la tipologia di trasferimento — nuova residenza o inserimento in una famiglia esistente — si indicano i componenti coinvolti, il titolo di occupazione dell’immobile e si caricano gli allegati richiesti: estremi catastali se l’immobile è di proprietà o contratto di locazione se si è in affitto, insieme alla carta d’identità del proprietario quando necessario e al permesso di soggiorno per cittadini extra UE.
La polizia municipale effettua i controlli entro i 45 giorni stabiliti: sono possibili fino a tre tentativi di verifica in qualsiasi momento della giornata; in caso di assenza prolungata la richiesta può essere revocata. Per agevolare l’accertamento si può indicare una fascia oraria in cui è più probabile essere presenti: un aspetto che sfugge a chi vive in città ma che spesso evita complicazioni. Nella pratica quotidiana, molte amministrazioni stanno digitalizzando l’iter, riducendo code e tempi di attesa, ma la presenza fisica o la documentazione corretta restano elementi decisivi per concludere la procedura senza intoppi.
